La Confraternita nasce da un desiderio profondo e condiviso: tenere vive le nostre radici, portare alla luce la bellezza della Sicilia più autentica, quella che si esprime nei gesti semplici di chi cucina, nei racconti tramandati a voce, nella dignità del lavoro quotidiano.
Ecco, precisiamo che l’arancina o l’arancino non nascono in gastronomia o ristorante bensì nelle case dei siciliani.
E in questo cammino, l’Arancinu è diventato il nostro simbolo.
Come lo chiamava già nel 1857 il Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Giunti (palermitano), l’Arancinu – con la “u” finale, sì – è per noi il punto di partenza e il cuore pulsante del nostro racconto. In quell’umile ma prezioso boccone si intrecciano terra e mare, passato e presente, feste e fatica, gesti quotidiani e ricordi lontani. È un simbolo popolare, vero, senza retorica, che parla di casa e di strada, di domeniche in famiglia e di rosticcerie affollate. È Sicilia.
La Confraternita dell’Arancinu è prima di tutto un luogo aperto e accogliente, non ci sono gerarchie, né formalismi, ci sono cuochi, panificatori, ristoratori, ma anche appassionati, studiosi, gente di paese, giovani curiosi e anziani pieni di storie. È una casa senza porte, dove si entra per passione e si resta per affetto. Qui si condividono ricette, si raccontano tradizioni, si impara dagli altri, si cresce insieme. È un modo di vivere la cucina non come mestiere o moda, ma come eredità da custodire e linguaggio da reinventare.
Uno dei punti fermi della Confraternita è questo: basta divisioni, basta rivalità sterili. Arancino o arancina? Est o Ovest, Catania o Palermo? Per noi non importa. Abbiamo deciso di partire proprio da questa storica differenza – che in fondo è solo un altro modo per dire “ti voglio bene terra mia” – per trasformarla in dialogo, in rispetto reciproco, in unione. L’Arancinu, per come lo chiamiamo, è l’inizio di un incontro, è il simbolo di una Sicilia che non si divide ma si riconosce nelle sue differenze. Una Sicilia che si abbraccia attorno a un profumo condiviso, a un gesto tramandato.
E allora cosa vogliamo fare, davvero? In fondo, una cosa semplice: custodire e far conoscere ciò che rende la Sicilia unica, partendo dalla tavola.
Vogliamo recuperare le nostre radici, valorizzare i prodotti della terra, in particolare il riso e tutto ciò che ruota attorno all’Arancinu; fare del cibo un’occasione di crescita per il territorio; coltivare l’accoglienza come tratto distintivo della nostra cultura; e raccontare l’enogastronomia siciliana con amore, senza perdere di vista chi siamo.
Lo facciamo ogni giorno, non solo a parole.
Studiamo, raccogliamo storie, ascoltiamo gli anziani, consultiamo archivi e memorie locali. Organizziamo eventi, rassegne, laboratori, per far gustare – con la bocca e con il cuore – la nostra cultura. Entriamo nelle scuole, portando ai bambini e ai ragazzi i racconti e i valori della cucina tradizionale.
Collaboriamo con realtà locali e nazionali, con istituzioni e operatori del turismo e della cultura. E portiamo la vera Sicilia anche fuori dall’isola: non quella da cartolina, ma quella vissuta, quella autentica, generosa, profumata di finocchietto, pane caldo e dignità.
La Confraternita dell’Arancinu è un progetto che crede che da un arancinu possa nascere un intero mondo da condividere, un mondo fatto di persone, di storie, di affetto per questa terra complessa e meravigliosa. È un invito ad ascoltare, a gustare, a ritrovarsi.
Perché in fondo, la cucina siciliana non è solo ciò che si mette nel piatto.
È ciò che ci tiene uniti, ciò che ci ricorda da dove veniamo e che, ancora oggi, possiamo sognare insieme.
CALOGERO MATINA
PRESIDENTE
Chef e docente di
eno-gastronomia
Domenico Privitera
Vice presidente
Cuoco professionista
Vincenzo mannino
SEGRETARIO
Presidente APCPE e docente di enogastronomia
CARAMMA SALVATORE
TESORIERE
Chef
ALBERTO CICERO
CONSIGLIERE
Giornalista
