di Domenico Privitera
Ci sono giorni che restano, non per le fotografie, non per le targhe, ma per l’energia che si è respirata nelle aule, nei laboratori, negli sguardi degli studenti e colleghi.
Dal 9 all’11 febbraio 2026 abbiamo vissuto qualcosa di importante.
Alla scoperta del RISO ITALIANO non è stato un semplice evento formativo, è stato un attraversamento culturale. Tre giornate intense, tre istituti alberghieri che hanno dimostrato quanto la scuola possa essere viva quando incontra la qualità.
Il 9 febbraio all’I.P.S.S.E.O.A. Karol Wojtyla di Catania,
il 10 febbraio all’I.P.S.S.A.T. Rocco Chinnici di Nicolosi,
l’11 febbraio all’I.I.S. Antonello da Messina di Messina.
Tre tappe, un solo filo conduttore: il riso come eccellenza italiana.
Quando parliamo di riso italiano dobbiamo essere chiari, non è un prodotto generico, è una filiera strutturata, regolamentata, vigilata. È ricerca, agronomia, tecnica.
Grazie alla presenza dell’Ente Nazionale Risi di Milano abbiamo potuto raccontare ai ragazzi cosa significa davvero parlare di varietà, caratteristiche, resa in lavorazione, consistenza, collosità, aromaticità, risi parboiled, pigmentati, difetti merceologici e valori nutrizionali.
Il dottor Davide Mantovani è stato un relatore straordinario, chiaro, competente, coinvolgente. Ha parlato di filiera senza semplificare, ha spiegato il mercato interno del riso italiano con rigore e passione autentica.
Il contributo della dottoressa Chiara Ingrà è stato altrettanto prezioso, precisione scientifica, analisi merceologica, chiarezza tecnica.
Accanto a loro, il professor Calogero Matina, Presidente della Confraternita dell’Arancinu, ha offerto una riflessione profonda e colta sul valore storico, linguistico e identitario del riso in Sicilia. Il suo intervento ha saputo unire ricerca, memoria e cultura gastronomica, riportando il riso dentro la sua dimensione più ampia: quella di elemento fondativo di civiltà, di gesto quotidiano che diventa racconto collettivo.
È questo il livello che dobbiamo offrire ai nostri studenti: contenuti veri, radicati, consapevoli.
Questi giorni, non sarebbe stata possibile senza il supporto concreto delle associazioni di categoria. Un ringraziamento sentito al Presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri Etnei, Vincenzo Mannino, per la presenza attiva e la visione condivisa. Un grazie sincero alla Presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi di Messina, Rosaria Fiorentino e la vicepresidente Katia Zanghi per aver sostenuto con professionalità e convinzione questo percorso formativo.
La partecipazione del maestro Fabio Tacchella presidente CICA-E, ha dato all’evento un respiro ancora più alto. La sua capacità di leggere la cucina come linguaggio culturale ha ricordato a tutti noi che il riso non è soltanto tecnica, ma racconto ed evoluzione.
Lo chef Matteo Giurlanda ha portato concretezza operativa, dimostrando come la scelta della varietà giusta cambi radicalmente il risultato finale nel piatto.
I membri della Confraternita dell’Arancinu, con lo chef Salvatore Caramma, hanno rappresentato con coerenza una tradizione viva, capace di dialogare con la contemporaneità senza perdere identità. L’evento ha avuto la stretta e preziosa collaborazione della Confederazione Nazionale artigiani (CNA) e della Confederazione Italiana Cuochi e Artigiani per l’Enogastronomia.
L’attenzione dei cuochi, degli artigiani e lo sguardo degli studenti, il silenzio attento durante le spiegazioni, le domande tecniche, precise.
Quando uno studente chiede perché un Carnaroli regge meglio una mantecatura rispetto a un Roma, significa che sta imparando a ragionare.
Il riso, spiegato bene, diventa una lezione di metodo: è controllo dell’acqua, gestione del tempo, rispetto della materia. Spesso cerchiamo altrove ciò che abbiamo già in casa.
Il riso italiano è un patrimonio straordinario fatto di biodiversità, controlli qualitativi e tradizione produttiva. Portarlo dentro le scuole significa educare al riconoscimento della qualità.
Significa formare cuochi consapevoli. Questa settimana ha dimostrato una cosa semplice: quando istituzioni, scuola, associazioni e professionisti parlano la stessa lingua, la cucina cresce.
Il riso non è solo un ingrediente, è una responsabilità da coltivare, divulgare e soprattutto da far gustare.

